Vittorio Mottola
30 ottobre 2019

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Noi de IlQuinto.net amiamo rammentare che in un contratto di cessione del quinto la quota cedibile, comunemente definita quinto cedibile, fissa l’importo massimo della rata che potrà essere trattenuta dalla busta paga dal datore di lavoro al momento della corresponsione dello stipendio, in ottemperanza a quanto stipulato in precedenza tra dipendente e società finanziaria (o banca).

Ciò implica che nulla vieta che il cliente opti, sempre ricadendo nella fattispecie prevista dal DPR n. 180/1950, per un prestito che preveda un rimborso a rata costante inferiore al quinto cedibile.

 

Come si calcola la quota cedibile

Il calcolo del quinto cedibile per un lavoratore dipendente o per un pensionato è relativamente semplice, anche se bisogna tener conto d’alcuni accorgimenti d’una certa importanza.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti il calcolo avviene sulla base della busta paga, tenendo conto dell’importo netto della stessa, includendo anche l’ammontare delle eventuali tredicesima e quattordicesima. Analogamente si può ottenere l’importo netto degli stipendi percepiti durante l’anno desumendolo dall’ultimo CUD.

Il valore ottenuto dai due procedimenti, che dovrebbe essere congruente, dovrà essere diviso per dodici così da ottenere lo stipendio medio netto mensile, che diviso a sua volta per cinque definirà con precisione il quinto cedibile.

E’ evidente che lo stesso procedimento di calcolo riveli come eventuali tredicesima e quattordicesima rimangano intoccate dalla rateazione, che graverà solo sulle dodici mensilità ordinarie.

 

Il quinto cedibile in caso di pensione

L’importo del quinto cedibile in caso di pensione è, di fatto, scevro da calcoli, in quanto il quinto cedibile per la pensione considerata è automaticamente comunicata dall’INPS una volta richiesta la comunicazione di cedibilità della pensione, tuttavia il calcolo non si discosta affatto dal procedimento illustrato nel paragrafo precedente.

Volendo però definire un ipotetico calcolo di fattibilità di cessione del quinto non bisogna dimenticare un aspetto fondamentale che riguarda il cosiddetto importo del “minimo vitale” contemplato anno per anno dall’ISTAT (per il 2019 fissato a 515,00 euro) che non potrà essere intaccato da qualsivoglia rata di finanziamento.

Ciò significa che se sottraendo l’ipotetico quinto della pensione all’importo abituale dell’assegno elargito dall’INPS s’otterrà un risultato inferiore al “minimo vitale”, allora la rata verrà ridotta d’un importo tale che i 515,00 euro stabiliti per il 2019 vengano comunque garantiti.

Va comunque ricordato che quest’ultimo tipo di verifica dovrà sempre essere eseguito in qualsiasi ipotesi di cessione del quinto, anche se l’eventualità d’una simile riduzione è molto più verosimile accada nell’ambito d’un trattamento pensionistico piuttosto che in una pratica che tratti gli emolumenti d’un lavoratore dipendente, a meno che l’azienda non versi in particolari situazioni di crisi tali da richiedere, per esempio, l’accesso alla cassa integrazione o qualora il lavoratore decida di collocarsi in aspettativa retribuita.

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